Foto: Max Sticca - www.sticca.info
Ciao a tutti!
Segnaliamo l’aggiunta in Rassegna Stampa di nuovi articoli/interviste/recensioni e su YouTube di un video ormai d’annata: trattasi della nostra esibizione sul palco del Medals Plaza in occasione delle Olimpiadi Invernali 2006 (effettivamente siamo un po’ fuori stagione…)
E visto che siamo ormai ad agosto inoltrato (quasi senza essercene accorti!) cogliamo l’occasione per augurare a tutti quanti
!!!!!!!!!!BUONE VACANZE!!!!!!!!!!
Noi quest’anno, come noterete dal calendario concerti, saremo in giro per tutto agosto, quindi, come sempre, sprezzanti del caldo torrido come dei più impetuosi acquazzoni estivi…vi aspettiamo!!!
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Recensione Mesh-up Rocksound – luglio 2007 |
La tecnica del Mesh-up (ovvero, il mix tra la traccia vocale di un brano pop con la base di un altro brano originale) spopola da anni in Rete. Gli Sberlicchio utilizzano il medesimo criterio, ma suonano e cantano dal vivo, ottenendo risultati sorprendenti. Riuscite a immaginare la Pausini che canta con gli Evanescence? E se Nek si lasciasse remixare dai Planet Funk? L’apice creativo del disco è l’incontro infernale tra “El Diablo” dei Litfiba e il demone mansoniano. Si ascolta, si ghigna, si canticchia tra parodie e citazioni intrecciate. Il disco si spegne nel finale, coi testi riscritti in funzione di una satira in chiave torinese.
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21/07/2007 – www.soundsblog.it
Fratelli Sberlicchio live a Colonia Sonora Kaos |
Ascoltare musica è parte del dovere di chi se ne occupa su Internet o in qualsiasi altro medium. Quello è un mondo, esiste, ma non è abbastanza. C’è la musica ascoltata, quella dei concerti, quelli che ti ritrovi a seguire e che ti appassionano senza dover guardare l’orologio per far arrivare il pezzo in redazione. Parlare di musica è anche raccontare con entusiasmo la bellezza di un mondo non solo da commercializzare, ma da vivere.
Non mi è capitato spesso di ridere tanto ad un concerto, di divertirmi cantando e ballando come un matto per un gruppo che conoscevo poco: l’eccezione ieri sera sono stati i Fratelli Sberlicchio, gruppo torinese nato nel ‘98 che ha coltivato negli anni senza mosse di marketing un pubblico ampio e fedele, sempre crescente, proponendo un genere da loro stessi inventato, il Bastard Pop, che consiste molto semplicemente nel mescolare il testo di una canzone conosciuta con un accompagnamento di un’altra canzone altrettanto famosa, spesso di un genere completamente diverso (non escludo che lo facciano anche altri in Italia, ma non mi era mai capitato di sentire nulla di simile). Laura Pausini cantata con la musica degli Evanescence, Pierò Pelu con la base della più tetra canzone di Marilyn Manson, Mango sulla base di Freestyler di Bomfunk Mc’s, ma anche cover modificate di canzoni celebri come “Perdere i mondiali” ispirata alla “quasi” ononima canzone di Massimo Ranieri più brani da delirio generale da Renato Zero a Raffaella Carrà fino ad una travolgente Heather Parisi, ovviamente accompagnati da relativi travestimenti e una efficace animazione di due simpatici ballerini.
Divertimento elettrizzante e un numero di spettatori incredibile in un evento settimanale che ieri alla Colonia Sonora di Collegno (To) ha raccolto moltissimi fan e molti più curiosi, che sicuramente sono rimasti conquistati. Un genere divertente accompagnato da ottime prestazioni vocali e musicali, cosa che rende i Fratelli Sberlicchio un gruppo vicino ma molto lontano dal concetto (a volte un po’ respingente) di semplice cover band.
A fine esibizione i ragazzi hanno sottolineato il fatto di non essere stati considerati dalla carta stampata per questo evento, cosa tra l’altro non avvenuta per qualsiasi altro artista che si è esibito sul palco di Colonia Sonora, e dentro di me ho pensato che le grandi testate locali hanno speso pagine e pagine per i peggiori artisti commerciali come se meritassero davvero attenzione. Purtroppo funziona così. Spero di aver ripagato con il mio contributo una piccola ma doverosa celebrazione a questo simpatico e preparato gruppo italiano.
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www.babylonmagazine.net - luglio 2007
FRATELLI SBERLICCHIO 2007- 07- 20 Colonia Sonora, Collegno (TO) Riccardo Maffiodo |
E’ la prima volta che vedo gli Sberlicchio dopo l’uscita del nuovo “Mesh Up” e, posso dire che questi ragazzi stanno acquistando, di concerto in concerto, sempre più fans. C’era davvero tanta gente questa sera a Colonia SOnora per vederli, di tutte le età e di tutte le tipologie, e penso proprio che i nostri abbiamo fatto tornare a casa tutti felici. 90 minuti di concerto, per spaziare un po’ per tutta la discografia della band, con maggiore attenzione per l’ultimo “Mesh Up”, suonato quasi tutto, e il precedente “Discodelirio”, anch’esso proposto per maggior parte. I nostri hanno suonato bene, nonostante la visibile emozione, non perfetti, ma quel quanto basta per rendere la perfomance trascinante e divertente. Tanti i tempi in levare da disco che hanno fatto breccia nei cuori dei presenti, con tanto di improvvisati trenini stile disco degli anni passati a gironzolare per il pubblico, e ragazze che sembravano in delirio simil prestazione sul cubo. Bello. Si sono divertiti tutti questa sera, noi che eravamo nel pit, loro che erano sul palco. Peccato che i nostri si ostinino a suonare qulla a mio avvisimo pessima song intitolata “Cantieri Su Torino”, l’unico momento davvero no della serata, una song troppo seria e distante dai canoni dei Fratelli Sberlicchio, che demolisce il clima festoso avuto prima e dopo questa song. Personalmente la togliere dalla scaletta, è l’unico vero neo che ho visto oggi in quel di Collegno: la gente quando viene al concerto
vuole ballare, svagarsi e divertirsi, ed una song come questa non fa altro che portare tutti alla (triste) realtà, quella realtà che si cerca di fuggire, e rimetterla di fronte al naso di tutti non mi sembra un’idea saggia. Una nota di merito va fatta, come sempre, al batterista della band: ha stile, è molto vario, è preciso e ha botta, un batterista completo quindi, in grado di eseguire al meglio tutte le song, passando attraverso stili musicali molto diversi fra loro ed in grado di imprimere ai brani un tiro pazzesco. Bravi ragazzi, continuate così, continuate a farci divertire, ne abbiamo tutti bisogno!
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02/07/2007 - www.azzurroonline.com I Fratelli Sberlicchio a “Sotto a chi tocca. Oggi vi presentiamo…” Annunziato Gentiluomo |
Una band che ha all’attivo tre dischi. Un gruppo che ha fatto dell’ironia il proprio pilastro. Dei giovani sensibili al sociale.
Oggi i protagonisti della nostra rubrica “Sotto a chi tocca. Oggi vi presentiamo…” sono i Fratelli Sberlicchio, un gruppo torinese emergente che si sta facendo strada nel difficile ambiente musicale. Che si può dire di loro? Nascono a Torino nel 1998. Lo stesso nome è tratto dalla parola dialettale “sberlicchè” ovvero “leccare in modo buffo” e racchiude l’ideologia irriverente su cui si fonda il gruppo. Infatti, il loro filo conduttore è l’ironia, a cui ricorrono già nei primi brani per “esorcizzare la banalità dei tormentoni anni ’80 i quali, attraverso contaminazioni e reinterpretazioni, vengono «sporcati» e plasmati, fino a raggiungere una nuova identità”. Hanno aiutato molto in questo restyling gli scenari diversi da cui provengono i componenti del gruppo. Ognuno quindi aggiungeva un mattoncino nella creazione di questi “mix” esplosivi, offerti dal vivo in un vero e proprio show, costellato da travestitismi, “salti”, colori e un pizzico di sana follia.
Al momento hanno in attivo tre dischi: “Mucche pazze” del 2001, “Discodelerio” del 2005 e “Mesch Up” del 5 maggio 2007. La band, in questi nove anni di attività, è cresciuta delineando un’identità chiarissima che sfocia nel genere bastard pop.
Ma vediamo cosa ci dicono attraverso uno dei tre cantanti, Gianluca.
-In primis, Gianlu, a te l’onere di presentarci i componenti del gruppo?
Allora siamo in sette. Sette Fratelli Sberlicchio. Frank, Cristina e io siamo le voci del gruppo; Max è alla chitarra; Jeki al basso; Paolino alla batteria; Enrico al trombone e si occupa della regia.
-Puoi chiarire meglio cosa significa per voi aderire al genere bastard pop?
Per la serie: come rendere piacevoli canzoni che non si riescono a digerire nelle versioni originali.
È lo spirito che anima il fare musica dei Fratelli Sberlicchio, gruppo torinese in pista da quasi dieci anni, alle prese con il terzo album dal titolo “Mesh up”.
L’idea è carina e suscita forte curiosità: prendere un brano, quasi sempre dal pop o dal rock molto melodico e trasformarlo totalmente, secondo le “linee” del “bastard pop” dei Fratelli piemontesi. La curiosità risiede nel fatto che a rifare le versioni sono musicisti in carne ed ossa e non dj alla consolle, come normalmente avviene nel dancefloor. La Pausini vi crea problemi di stomaco? Ascoltatela in chiave metal dall’orientamento gothic e poi ne riparliamo. Come se al trattamento rigenerante ci fossero i Lacuna Coil. Le canzoni di Mango vi sembrano troppo melodiche? Mettete la traccia numero tre di questo disco e ballatela al ritmo drum’n’bass, in freestyle, ma attenti alle allucinazioni da Profondo Rosso… E se Nek cantasse nei Planet Funk cosa succederebbe? “Laura non c’è” prenderebbe tutt’altra forma.
I Grandi amori musicali degli Sberlicchio sono l’hardcore punk e lo skacore. Con queste sonorità ridanno colore a “Sarracino” di Carosone (occhio alle liriche: “Na rossa che ha arrubato anema e hard-core”), “Barbie Girl” degli Aqua (”C’mon Barbie, lescoparti!”) e “Baratto” di Renato Zero. “Con le mani” di Zucchero assume i connotati di “You can’t leave your hat on” in versone hard, mentre è uno spasso ascoltare “El diablo” dei Litfiba suonata da Marilyn Manson/Fratelli Sberlicchio, con le antenne puntate verso i lidi di Ennio Morricone. Veramente forte!
- Ti sento molto entusiasta di questa ultima vostra creazione, Gianlu. A questo punto, finiresti di descriverci “Mesch Up” in commercio da ormai due mesi?
A parte tutto ciò che ti ho detto, cosa posso aggiungere? Ah, certo! Il trittico finale del disco vede lo zampino del gruppo farsi più personale. Mentre nelle prime nove tracce i testi rimangono pressoché identici agli originali, in “Il cielo su Torino” (Subsonica) e “Too much of heaven” (Eiffel 65), si riscrive totalmente il testo, trasformandoli in demenzial-denunce su cantieri torinesi sempre aperti e mezzi di trasporto innovativi. L’ultima canzone è “Grigio Torino”, scritta e cantata con il collega Mao. Qui è tutto originale, ma non convince appieno. Meglio le riletture “meshate” in stile Sberlicchio.
È un disco divertente questo collage di suoni, da gustare soprattutto dal vivo, trovando sul palco musicisti di lunga esperienza e di tecnica strumentale ineccepibile. Come tutti i dischi divertenti, ironici e privi di brani originali, ha il rischio di poter divertire al primo ascolto e stancare in fretta. Ma ascoltarlo qualche volta ne vale la pena, soprattutto nelle giornate grigie e dall’umore nero.
- Faremo così, Gianlu. Poi, se dovessi chiederti di presentarci brevemente i tre dischi, che mi diresti?
Bella domanda…Sono tre dischi completamente diversi tra loro. Posso dirti che l’ultimo, “Mesch Up” appunto, ha un’identità più forte, più originale, più matura insomma, più tutto, direi. Se qualcuno potesse ascoltarli direbbe sicuramente che gli Sberlicchio sono molto cambiati negli anni. Una valutazione di questo genere non potrei che prenderla come un complimento perché prende atto della nostra evoluzione.
- Vi dedicate solo alla musica o siete costretti a ricorrere ad un altro lavoro per sopravvivere?
Qualcuno di noi sopravvive grazie a un altro lavoro oltre a fare il musicista. Insomma tanta gloria per la passione musicale, ma la dura realtà è confrontarsi con un mondo, quello della musica, veramente in grossa crisi.
-La vostra partecipazione al Pride di Torino il 30 giugno scorso dimostra una sensibilità del gruppo verso il sociale. Cosa ha significato per voi suonare in un evento del genere e in Piazza Castello, uno dei punti più importanti della vostra città?
È stato un gran onore aver suonato al Pride, davanti a tante persone e in Piazza Castello, uno dei cuori della nostra Torino. Quante famiglie erano presenti… Abbiamo suonato in questo evento sia perché siamo interessati come band ad alcuni temi sociali e sia perché, come persone, volevamo esserci per lottare per i diritti della comunità GLBT. Il fatto di esserci stati vale molto più che mille parole, te lo posso assicurare Nunzio. Sono contento e fiducioso perché vedo che piano piano la mentalità sta cambiando, sono crollate alcune barriere, ma il nostro dovere è riuscire a buttarle giù tutte. Le diversità esistono solo nelle persone che non vogliono sapere né vedere. Parlo con cognizione di causa. Ho molti amici gay e mi sono preso a cuore alcune loro storie, ma questo magari te lo racconto nella prossima intervista..
-So che siete stati nella Locride più volte. Come è andata?
In realtà ogni posto è diversamente bello e la Calabria è indubbiamente una bellissima terra.. Questa regione ha accompagnato la storia dei Fratelli Sberlicchio con molti risultati positivi, ma anche con alcuni negativi. Al Sud ci si va a suonare proprio perché è tutto così diverso. Le location, le possibilità, le risorse sono così differenti rispetto al Nord, ma il suo fascino compensa tutto, la sua magia rapisce e conquista. Sapessi quanti grandi artisti abbiamo incontrato! È una terra di cultura… con i problemi che tutti conosciamo.
-State girando in tutta Italia. Le prossime tappe?
Sì, stiamo girando un po’ tutta Italia, che figata! A chi legge questa intervista consiglierei di visitare il nostro sito www.fratellisberlicchio.it, verificare dove saremo e venirci a trovare, in caso ci trovassimo in una località raggiungibile. A tutti i torinesi chiedo di presenziare il 20 luglio a Colonna sonora di Collegno. Saremo anche noi in questa importante rassegna. Non potete mancare!
-Il sogno della band?
Il nostro sogno, credo, sia potare questo progetto a un altissimo livello, in modo da farlo conoscere a tutta la penisola. Almeno così ci si toglie qualche soddisfazione… capisci a me!
-E il tuo sogno, caro Gianluca?
Vorrei riuscire a essere felice con la musica, intrattenere di città in città più gente possibile. Ma più che un sogno è una missione, Nunzio. Sono determinato in questo. Ho deciso che sarà così.
- Grazie Gianlu.
Grazie a te, Nunzio.
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www.operaincerta.it – luglio 2007 I Fratelli Sberlicchio Band, saltimbanchi, pagliacci o che…? Salvatore Scribano |
Sabato 9 giugno in Piazza Duca degli Abruzzi, a Marina di Ragusa, si è esibito un gruppo proveniente da Torino, i Fratelli Sberlicchio, che si è rivelato un’autentica sorpresa. Chi si aspettava la solita band, dai clichè classici, come il capello lungo, l’abbigliamento trasandato o l’aria compenetrata, sarà rimasto molto deluso, perché i Fratelli Sberlicchio sono proprio una band sui generis.
Il concerto si svolgeva all’interno di una manifestazione contro la guida, in stato di ubriachezza, da parte dei giovani, dopo essere stati in discoteca. Al solito non era stato pubblicizzato, quindi sono arrivato in ritardo, dopo essere stato avvertito all’ultimo momento da un amico.
Giunto in piazza, vedo uno dei componenti - per la cronaca Gianlu (alias Gialuca Marino) - entrare in scena con un improbabile vestito alla Elton John, tutto lustrini e paiette. ”Bene - mi sono detto - prepariamoci ad una serata di cabaret, più che ad una di musica!” Poi mi sono accorto invece che la musica la sapevano fare e come! Le chitarre ruggivano, la voce era graffiante, batteria e basso si lanciavano in ritmi forsennati. “Fanno sul serio - ho continuato tra me e me - altro che storie. Fanno rock e del buon rock”.
I Fratelli Sberlicchio sono una pazza band che si diverte a giocare con tutti i generi che gli capitano tra le mani, che salta da motivi di musica leggera a motivi pop, da motivi tradizionali a motivi d’autore, reinterpretandoli in maniera personale. Sì passa da Raffaella Carrà a Renato Zero, da Michael Jackson a Zucchero, dagli Aqua a Carosone, con l’imitazione in alcuni casi del personaggio di turno, sia nella voce come nell’abbigliamento. Loro dicono di fare del bastard pop - genere di cui per la verità sconoscevo l’esistenza - ma dalle interpretazioni emerge una forte vena rock, che trova conferma nelle esperienze pregresse di alcuni componenti, in particolar modo del trio batteria-basso-chitarra.
Paolo è una specie di Dan Aykroyd (Blues Brothers) della batteria: occhiali scuri, aria compassata, postura diligente, …ma che ritmo! Jeky mi assomiglia tanto a Warren Haynes, degli Allman Brothers, nonostante quest’ultimo sia un chitarrista e non un bassista: con lo strumento fa meraviglie. Infine, c’è Max alla chitarra, che non ha niente da invidiare ai colleghi metal. Bravi anche gli altri componenti del gruppo: Gianlu (già citato), voce e diciamo, PR sul palco del gruppo; Franco, istrionico cantante dalla voce possente e impostata; Cristina, voce femminile.
Mi hanno rilasciato quest’intervista, haimè solo via internet, quindi non ho potuto interloquire direttamente con loro. Tuttavia lo spirito ironico della band emerge in tutta la sua evidenza.
Fratelli… visto che vi chiamate Fratelli Sberlicchio non vedo modo migliore per esordire! Fratelli da dove proviene questo bastard pop? Non ne avevo mai sentito parlare, ho letto qualcosa sulla vostra biografia: bastard, proprio nel senso di bastardo?
Il bastard-pop è un genere importato dall’Inghilterra e viene praticato dai djs che amano sovrapporre brani musicali diversi per creare nuovi ibridi.
Bastardo…dall’etimologia della parola bastard: di etimo incerto, spurio, ibrido
Tra di Voi non c’è in realtà nessun fratello o sorella. Ma chi sono i fratelli maggiori, cioè coloro che hanno dato vita al gruppo?
I Fratelli maggiori sono Massimiliano Bellarosa(chitarra) e Gianluca Marino(voce). Nel corso degli anni c’è stato un cut&paste di vari personaggi.
Al concerto che avete fatto a Marina di Ragusa mi sono proprio divertito. Si trattava di una manifestazione contro l’alcolismo, è vero? Mi pare c’era una scritta che invitava i giovani a non guidare dopo aver bevuto… E li mancava Enrico, al trombone, giusto?
E’ per quello che l’abbiamo lasciato a casa. Altrimenti non saremmo stati in tema con la serata.
Non sapevo del concerto, al solito le cose a Ragusa non vengono mai ben pubblicizzate. Arrivato in ritardo, ho visto Gianluca (a proposito se poi volete presentare la band nome e cognome…), che indossava un improbabile costume alla Elton John. Allora mi sono detto:”Bene, la solita banda di panacottari!”. Poi invece mi sono accorto che c’era di più, molto di più: noise, punk, hardcore.
La band è composta da: Jeky ( basso), Max (chitarra), Paolo (batteria), Gianlu ( voce), Frank(voce), Cry (voce), Enrico (trombone).
…Certo che c’è di più… tutti gli elementi della band arrivano da esperienze musicali molto diverse tra loro e da qui le diverse contaminazioni.
Per la carica trash e la volontà di derisione, mi viene da dire che state alla musica italiana, come il film Tano da morire al cinema, o Indietro tutta alla televisione. Quello che emerge dalle vostre canzoni è l’energia, la voglia di fare musica, al di là del giudizio snob che a volte si da di genere più o meno impegnato… Su tutto si può fare buona musica, a volte si perde fin troppo tempo ad etichettare, definire.
Sì, anche se questo essere fuori dai generi è un’arma a doppio taglio, perché per assurdo rischiamo di essere compresi di meno di un gruppo che produce musica inedita e quindi più facilmente ascrivibile in un preciso genere. E’ anche vero che il nostro modo di reinterpretare i brani non è coverizzabile, quindi risulta inedito.
Poi vi è anche la parte teatrale, che ad un purista può fare arricciare il naso, ma che fa parte dello stesso sberleffo (a proposito sberlicchio da…?), dello stesso spirito ironico, goliardico. Anche le imitazioni contribuiscono a dare forza alla presa in giro degli steccati di genere.
La teatralità è appunto un modo per estremizzare e completare la “bastardizzazione” di brani e personaggi presi troppo sul serio, che sul palco arrivano a mescolarsi e a confondersi non solo musicalmente ma anche visivamente e così si può trovare Ken (co-protagonista di Barbie Girl) che toglie le manette dai polsi di Michael Jackson, o Laura Pausini in versione gothic-metal che chiama sul palco Marilyn Manson…
Sberlicchio da… sberlicchè, termine piemontese che indica il leccare in modo buffo, e racchiude l’ideologia irriverente che da sempre caratterizza il gruppo.
Questa vocazione teatrale com’è nata? Era già presente sin dall’inizio o l’avete sviluppata strada facendo?
Era già presente all’inizio, tanto da raggiungere il massimo dell’espressione nel momento in cui, nel 2002, abbiamo creato un musical dal titolo “Superclassifica show” in cui i Fratelli Sberlicchio erano i principali attori dello show.
E ora i gusti musicali (attenti che qua m’aspetto, soprattutto dalla line up di corde e batteria, gusti importanti!. Non penso, ecco, che Max, Jeky o Paolo, che non sfigurerebbero in un qualsiasi gruppo metal siano innamorati di Raffaella Carrà o Gianna Nannini?) Scherzo, potete dire quello che volete…
Max Jeky e Paolo arrivano dalla scena punk-hardcore-indie di Torino. In ogni caso ascoltano veramente di tutto!
Mesh Up è il vostro terzo album (a proposito cosa significa? Connettersi?). Su a Torino, e al nord in generale, (la domanda è a beneficio di tutti i giovani gruppi che da noi devono fare carte false per farsi conoscere) è più facile emergere, spuntare un contratto?
Mesh-up è una bastardizzazione del termine Mash-up che significa mescolare, e trova la sua trasposizione nella copertina del disco in cui figura un salone di parrucchiere (che ci riporta alle mesh…) riferito al restyling operato sui brani…e comunque connettersi è to be connected!!!
Per quanto riguarda la situazione degli emergenti crediamo che le cose si assomiglino in ogni parte d’Italia…
Infine una domanda di rito, anche se le domande di rito sono l’ultima cosa che il vostro gruppo ispira. Progetti per il futuro? Avete in programma di tornare dalle nostre parti, così da poter tornare eventualmente a vedervi?
Progetti per il futuro??? Diffondere il verbo del bastard-pop e speriamo che la gente lo comprenda. Speriamo di tornare presto in Sicilia ma dipende dalla Sicilia stessa.
Potete trovare maggiori notizie sul sito del gruppo ( compresi audio delle canzoni e dettagli sulla distribuzione discografica).