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La Stampa - 10/01/2008
Suonare in libertà
Paolo Ferrari
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Nelle prospettive del giovane gruppo approdato all’incisione del demo e passato per la trafila dei concorsi, alcune tappe rimangono simili a quelle delle generazioni precedenti. La ricerca di una casa discografica, per cominciare.
A Torino e provincia operano molte etichette locali attente a quanto si muove nel sottosuolo. L’esempio più appassionato di militanza indipendente è quello della Toast Records, attiva dal 1985 a suon di punk, new wave, rock d’autore e blues e animatrice del cartello Audiocoop Piemonte, che due volte al mese nelle sedi Fnac presenta nuovi dischi e video inediti, ma discute anche di legge sulla musica e burocrazia. Dopo la fase di rodaggio, infatti, band e cantautori hanno bisogno di un salto di status: bisogna incidere brani con standard professionali, iscriversi alla Siae per tutelarli, munirsi di agibilità Enpals per esibirsi in pubblico. Alla Società degli Autori ci si associa con 220 euro all’anno e si incassano i diritti per i brani eseguiti dal vivo in proporzione al prezzo del biglietto e alla capienza della sala. Per l’Enpals, la finanziaria ha inserito l’esenzione per gli artisti dilettanti che non superino i 5000 euro annui di introito, mentre per gli altri i proprietari di locali e gli organizzatori sono soggetti al versamento dell’aliquota previdenziale per i lavoratori dello spettacolo.
A monte, incidere un disco di dodici canzoni con sound al passo con i tempi costa dai 6000 euro in su, considerando due settimane in studio qui e il mastering finale, che di solito si fa a Milano.
Tornando alle etichette, ciascuna è sinonimo di un filone: a Torino, la Bliss è specializzata in dance, la CDF in pop, la Dracma in metal, la Felmay propone world music, la Electromantic ha il cuore progressive rock, la Locomotiva punta sui cantautori, L’Amico Immaginario sull’art rock. E così via, fino all’esperienza anarchica di El Paso, alla scuderia Casasonica, creata da Max Casacci per lanciare nuovi talenti, all’hip hop proposto da La Suite. Realtà piccole, rese più forti dalla crisi delle multinazionali, che pare senza rimedio.
Diffusa anche la pubblicazione in proprio (il bollino Siae da applicare su ciascuna copia destinata alla vendita costa 0,0310 euro); molto importante un distributore nazionale come Venus, Self, Audioglobe, Goodfellas, Wide o Edel.
Una volta pronto il disco, per chi abbia intenzioni pop è indispensabile un singolo con video da proporre a Mtv, All Music, QUOOB e da spingere su Myspace e Youtube, con investimento indicativo di 1500 euro. Serve anche qualcuno che trovi concerti a livello nazionale. Con percentuali variabili sul cachet, un’agenzia tesse la tela dei rapporti con locali e festival. Dall’internazionale Concerti & Produzioni alla sotterranea Triciclo, il panorama cittadino è multistrato.
Qualcuno arriverà a campare di musica, almeno per certi periodi. Tutto il resto è vita quotidiana, degna e appassionata. Quella dei Persiana Jones, oltre mille concerti, una propria etichetta e ancora il lavoro alle Poste e all’Ikea; dei Fratelli Sberlicchio, il cui bastard pop nasce beffardo nello studio del leader Max Bellarosa. E’ Lalli, che vince la Targa Tenco e lavora alla Regione, oppure Principe, il rapper operaio; sono le mille attività di Mao, uomo di spettacolo e cineasta in attesa di un nuovo disco. E poi gli El Tres, sempre in movimento tra progetti multimedia e arrangiamenti per altri, i Petrol che rilanciano Dan, Franz e Ale dopo gli anni con Marlene Kuntz, Fluxus e Sushi, i Fratelli di Soledad che si trovano nel negozio di computer del cantante Bobo. Gli esempi sono infiniti. In certi casi è una scelta: avere uno stipendio libera da condizionamenti artistici. Per altri è necessità di ragazzi sognanti che si scoprono quarantenni con prole. A volte è una zona di transito che porta alla musica come lavoro a tempo pieno; condizione di solito raggiunta attraverso un collage in cui a dischi e concerti si sommano lezioni, dj set, consulenze e progetti paralleli. Una terza via che centinaia di studenti e precari provano a percorrere a Torino, come in tutte le città europee, per impulso creativo e divertimento, come pure per la necessità di inventarsi un futuro.
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